lunedì 25 febbraio 2013

Oh/6: Vasilij Kandinskij/Composizione n°VI


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  3. Spiegava Kandinskij, (onore a te che gli rendi giustizia apportando il suo nome originario russo e non la modificazione con la y finale di stampo europeo), nel suo scritto De Blaue Reiter, che nella sua visione dell'arte, strettamente legata alla musica ed alle emozioni apportate da queste due espressioni artistiche, ogni colore usato in un dipinto ha un suo corrispettivo strumento musicale.
    Vedo degli azzurri, dei gialli e dei rossi meravigliosi e vedo un nero più o meno opaco quali colori preponderanti nella tela.
    E dovrei sentire dei flauti (l'azzurro), delle trombe (i gialli)e delle tube (i rossi)quindi; poi la pace. Una lunga pace data da misto di nero e grigio. La quiete che calma le trombe e affievolisce i flauti.
    Onestamente le linee sinuose della musica le vedo, le corde che se smosse creano il suono, le vedo e pericolosamente quel suono quasi lo sento! Un suono emesso da antiche orchestre ottocentesche, fiere nelle loro divise di tutto punto, rigide, morali, ricordo andato di una società che fu, ma che rimane persistente nelle menti nuove fresche d'avanguardia.
    Composizione N. VI, uhm. Doveva sicuramente essere la trasposizione di una musica energica, dolce e gradevole all'animo.
    Insomma una musica che forse poteva collimare con lo sfarzo dell'Impero Russo e con l'energia della Rivoluzione, con il vago ricordo della grande Prussia e nello stesso tempo con la speranzosa Weimar, in un epoca di attaccamento alla tradizione e di forte voglia di innovazione.
    Trasportato ad oggi, credo possa essere eletto nello stesso modo dicotomico: se da un lato tanto garbo e tanta armonia son quasi un ossimoro al modo in cui si sta evolvendo il mondo, ricordando quello che era un tempo, dall'altro proprio quel garbo e quell'allegria, possono essere l'unica chiave di lettura a risvegliare l'assopito ricordo che esiste la speranza. E tutto sempre può cambiare in meglio.

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