Fondamentalmente sono un tipo sognatore. Quando mi accorgo che tutto intorno a me va a rotoli, mi rifugio e mi perdo in un mondo fatto si storia. E di storie. E mi ritrovo in epoche floride, lontane da politici opportunisti, crisi economica e lavorativi, nazioni sul baratro.
Forse è per questo che ho scelto di studiare storia dell’arte: perché la storia dell’arte ti permette di vedere il bello delle cose e ti da quella formazione utile e necessaria ad estraniarti in altre epoche senza problemi, quasi a crearti un alter ego che non ha nulla a che fare con il ruolo che ricopri in questa società. Quando riesci a ricoprire un ruolo, perché spesso ci viene negato anche quello.
Due anni fa mi laureai presso l’Università degli Studi di Bari. Ero l’ennesimo laureato sfornato da una macchina difettata che produce più di quanto debba; così anche io, con un pezzo di carta tra le mani che mi valeva 105 complimenti, mi ritrovavo per la strada a cercare di capire che fare, come continuare?
Il passo successivo è stato fermarmi a pensare. Avevo tanto tempo per farlo; avessi avuto un lavoro forse avrei dedicato la mia mente a quello ed oggi la mia vita sarebbe ben diversa, ma non ce l’avevo e i ragionamenti sviluppati in quei giorni mi portarono a decidere di partire per la capitale. “Roma è la patria dell’arte!”, dicevano. “A Roma troverai lavoro!”, dicevano.
Roma l’ho sempre amata. E ho sempre avuto il rimpianto di non aver iniziato in quella città la mia carriera universitaria, ma devo ammettere che è scemato, vivendoci. I tre anni della specialistica sono stati intensi e il passaggio da un paese quale Bari ad una metropoli è stato evidente: nei primi tempi sono stato vittima degli eventi, lasciandomi trascinare dalla novità, dalla voglia di vivere una città nuova. E con il tempo ho imparato davvero a viverla: il primo mercoledì del mese l’ingresso al Palazzo delle Esposizioni è gratuito dalle 14 alle 18, così l’ultima domenica del mese per i Musei Vaticani. Se ti fingi studente erasmus puoi entrare gratuitamente nei locali del Testaccio, il sabato sera e se ivi approcci abbracciando il laureato di turno che sta festeggiando, simulando di conoscerlo, prosecco e fetta di torta sono garantiti e gratuiti.
Roma è una città che accende in chi la vive, una competizione, non sempre sana. Però ammetto di non essere un tipo competitivo. Io sono del parere che le occasioni arrivano. Devi sfruttare il momento cosmico e riconoscere quando ti trovi nel posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste. Ed è anche per questo che ho sempre vissuto con tanta sana, pura e ingenua invidia le partenze dei miei più cari amici verso le capitali europee. Ho sempre visto le loro partenze come un vero, autentico punto di partenza: la partenza è fuori, non qui. Qui c’è la merda, anzi, non c’è neanche quella.
Il posto giusto, nel momento giusto, forse è arrivato durante i corsi di storia del restauro. Corsi che non volevo neanche seguire perché si tenevano alle otto di mattina. Ma entrare in quell’aula per me è conciso con la candidatura ad uno stage promosso dal professore di restauro, in cui vengo sfruttato, non percepisco stipendio e mi ammalo frequentemente ogni due mesi tra sbalzi termici di temperatura e accumulo di polvere.
Però oggi se non hai esperienza non lavori e se non lavori non puoi acquisire esperienza. Ed in questo circolo vizioso, sporco e assassino, uno stage non pagato è oro. Perché è un inizio. Un inizio a Roma, visto che i soldi per partire non li ho.
Spesso mia madre supertecnologica, mi scrive messaggi dolci, mi ricorda quanto valgo, progetta per me futuri strepitosi alla direzione di chissà quale museo e mi strappa un sorriso. Poi il sorriso me lo toglie quando si fa seria e mi ripete sino all’ossesso che in Puglia non ci devo tornare perché dalle nostre parti non si lavora, non si crea nulla, non si può vivere.
Ragiono ancora in vista della seconda laurea, che sarà a luglio. Intanto ultimo il mio stage all’Archivio Centrale di Stato, limo la mia tesi, convinto che un giorno sarà il motivo della mia assunzione e rifletto su quale sarà il mio futuro, su dove sarà.
Perché una cosa è certa: ovunque andrò, qualunque saranno le mie decisioni, prima o poi mi troverò nel posto giusto, al momento giusto.
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