venerdì 25 aprile 2014

Un giorno. Non oggi.

Io mi sentirò cittadino italiano quando la mia gente potrà scegliere. Scegliere, sì: avere una possibilità diversa dall’unica rimasta nel comò. Scegliere in libertà.
Quando i giovani non dovranno più emigrare per obbligo, ma per la volontà stessa di esplorare il globo.
Quando i miei concittadini avranno la possibilità di morire di vecchiaia. Bonificati nel corpo e nello spirito dalla tossicità altrui.
Io mi sentirò cittadino italiano quando a Taranto, a Gela, a Sant’Arpino, a Metaponto, i bambini potranno scegliere di giocare al parco a pieni polmoni.
Quando gli stessi bambini studieranno la storia che li ha concepiti. Liberi di non gridare ad una maestra qualunque: Obedisco!
Quando il Meridione avrà la consapevolezza delle sue città, dei suoi prodotti, dei suoi riti, dei suoi miti e delle sue civiltà secolari.
Io mi sentirò cittadino italiano quando i commercianti potranno scegliere di non pagare il pizzo. Quando potranno contare su una materna protezione.
Quando l’Italia non sarà criminale da cima a fondo, quando i fenomeni mafiosi saranno bloccati nell’embrione nazionale.
Quando i miei fratelli si incazzeranno per le malefatte dei miei fratellastri. Quando l’oscurantismo cesserà il suo moto perpetuo.
Io mi sentirò cittadino italiano quando il dolore sarà condivisibile. Quando la divisione di un peso renderà la pena più leggera sulla schiena del prossimo.
Quando la memoria italica darà sollievo alla sofferenza che arriva da barconi stremati e fatiscenti.
Quando le lapidi commemorative dedicate a Eleonoro Negri e Cesare Lombroso saranno distrutte e intitolate a Giancarlo Siani e Peppino Impastato.
Io mi sentirò cittadino italiano quando vedrò pellegrinare fedeli governanti verso i templi di Casalduni, Pontelandolfo e Castellammare del Golfo.
Quando ogni dimenticata Pietrarsa ritornerà con vigore a sanare ampi tessuti economici e sociali.
Quando il Bari, in contropiede, segnerà l’uno a zero a San Siro contro l’Inter. E i ragazzini baresi sceglieranno di tifare con fierezza Bari e non Inter.
Io mi sentirò cittadino italiano quando non avrò gli occhi puntati dall’alto, quando il Sud non avrà più etichette mediatiche e speculative.
Quando la sana ricerca di date, dati e statistiche, abbatterà definitivamente i tipici e crudeli  luoghi comuni che perennemente sollazzano la penisola.
Io mi sentirò cittadino italiano quando le Quattro Giornate di Napoli saranno la vetrina impavida di Gomorra e d’intorni.
Io mi sentirò cittadino italiano quando la memoria di ogni partigiano d’Italia sarà rispettata e glorificata con azioni unitarie e progressiste.
Io mi sentirò cittadino italiano quando il silenzio dei morti della resistenza non sarà indice di rimpianto per ciò che è ora l’Italia, ma di ripresa congiunta, compatta, tangibile.
Quando potrò scegliere di sentirmi figlio di una nazione onesta. Quando sarò orgoglioso di una bandiera sana, sincera, solidale.
Un giorno sarò felice di tenermi stretto il passaporto.
Un giorno. Non oggi.



Stefano Cominale

2 commenti:

  1. Prof ai ragazzi della Sala Giochi "Game Over" gli hai fatto venire la pelle d'oca quando gli ho fatto leggere il tuo post Un Giorno. Non Oggi Grande il nostro Prof....

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    1. La sala giochi "Game Over" è un motore: noi questo lo sappiamo bene. Dovrebbero saperlo un po' tutti.
      Comunque preparami due patate che ad agosto ti servo qualche pollo!

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