Prima
di buttar giù qualche riga dedicata alla Festa di San Gennaro a Manhattan, banalmente
ho il dovere di premettere che ogni città di questo mondo possiede una precisa
identità. È una questione storica, artistica, linguistica, culinaria,
introspettiva. Ogni città possiede nelle sue viscere una lapalissiana personalità
scolpita dal tempo e dagli uomini. Uomini che vi hanno lasciato, direttamente o
indirettamente, un’impronta nel corso dei secoli.
E
mentre qualcuno stringeva in mano il suo nuovo telefonino, c’era chi a Mulberry
Street afferrava con voracità il suo ultimo sandwich con salsiccia e rapini, più comunemente chiamati
friarielli. Già, nella festa di San Gennaro c’è chi vende zeppole, sfogliate e
pizze fritte. E non mancano braciole, margherite, aglianico e falanghina. La Festa delle Feste del Santo Patrono di
Napoli richiama una mole di italoamericani che sovrasta ogni immaginazione. Chi
percorre quell’angolo della downtown
si ritrova calato in almeno una dozzina di pellicole hollywoodiane incentrate
sugli italiani d’America! Difatti, ciò che balza inizialmente agli occhi, anzi
alle orecchie, è questa magnifica lingua che si propaga tra le bancarelle dei
dolciumi e le malinconiche fisarmoniche: un italiano che italiano non è! Bensì
un napoletano (o qualsiasi altro idioma meridionale) mezzo dimenticato tra le “bianche scie di un’elica” o mezzo appreso tra le vecchie mura
domestiche. Americani che speakano una
sorta di napolenglish zeppo di reminiscenze
e radici mai del tutto sradicate.
Ed a
proposito di fisarmoniche: poteva mancare la musica a scandire l’acceso ritmo
dei passi? Oltre alle melodie della tradizione napoletana in lingua originale, ciò che meglio
incarna lo spirito di questa manifestazione sono le stesse colossali melodie
tradotte in inglese: una su tutte It’s
now or never, ovvero ‘O sole mio di
Elvis Presley.
Arie
del passato che si confondono tra le statue sacre inalberate di dollari e luci
calde rese roventi dai generatori sparsi a destra e manca. Arie di festa che segnano sì una vecchia era di valigie
di cartone, ma che tuttavia ne rimarcano una nuova globalizzata, l'era delle app scaricate per dimezzare le distanze dalla terra natia.
La
Festa di San Gennaro di New York è un evento singolare, una cometa che percorre
il 41° parallelo di questo mondo dalla mattina alle 11 precise di sera: quando
la polizia, attraverso una serie di megafoni, invita i commercianti a terminare
le proprie attività. Quando la stessa polizia saluta giovialmente con uno
scandito Ciao! coloro che sono accorsi giulivi alle celebrazioni dell’internazionale Sanscenaro. La Feast of all Feasts è una expo della memoria emigrante, un sussulto di identità in una società di massa mai così poco identitaria.
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