Un milione di modi per
morire nel west è una delle commedie più stupide della storia della
cinematografia. Ma è la stupidità la chiave di lettura della comicità firmata
Seth McFarlane, autore di Ted e,
soprattutto, dei stupidissimi Griffin.
Battute insensate e freddure volgari accomunano i lavori dell’autore e attore del
Connecticut che, piaccia o no, rende esplosivo qualsiasi testo che gli si
concede tra le mani.
Pertanto, Un milione
di modi per morire nel west è un film che racchiude in sé un’umanità trash:
una parodia del grande west degli anni ‘60 e ‘70, in cui il ruolo
dell’eroe al galoppo viene maciullato dalla pura idiozia di una realtà fortemente
becera, volutamente becera. Albert è un codardo, fiero di esserlo e pronto a
non cambiare le regole. Albert preferisce scappare. Ma sarà la sua fuga (emotiva
e non), scatenatasi da un incontro imprevisto, a donare azione al film e
palpiti di scellerata comicità. I personaggi che ruotano intorno al protagonista
(interpretato discretamente dallo stesso McFarlane) sono spalle avvincenti,
squisitamente rivoltanti. A parte Charlize Theron e Liam Neeson, seri nel midollo,
in A million ways to die in the west vi
è una catena di ruoli che sembrano letteralmente usciti dalle serie cartoon dirty che hanno sbancato in America e in
Europa: personaggi da gustare con famelica stoltezza.
I palati fini sono invitati, dunque, a restare a casa giovedì 9 ottobre, giorno in cui in Italia verranno avviate le proiezioni del lungometraggio. Il selvaggio west e l’indecenza sono alle porte: i balordi son lì che attendono.
I palati fini sono invitati, dunque, a restare a casa giovedì 9 ottobre, giorno in cui in Italia verranno avviate le proiezioni del lungometraggio. Il selvaggio west e l’indecenza sono alle porte: i balordi son lì che attendono.
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