sabato 23 marzo 2013

Ops/17: La nostalgia/Luigi Mangia


Ciò che accomuna l’uomo in valigia nella vita di tutti giorni è la nostalgia di casa, un punto fisso dove ogni persona sa di poter contare, ma non per tutti possibile da raggiungere.
Questo accade soprattutto a noi studenti, ragazzi di età compresa tra i 18 ed i 26 anni costretti ad emigrare verso un nuovo luogo ritenuto da altri migliore (anche se a mio avviso non è sempre vero). L’emigrazione si sa, è un fenomeno che può essere legato a diverse cause quali: ambientali, economiche e sociali, religiose e spesso tra loro intrecciate, o a volte semplicemente per motivi di lavoro o studio. Lo studente, per l'appunto, inizia l'avventura tra i propri coetanei e senza genitori, dove non risulta per niente facile ambientarsi date le insicurezze di circostanza e le nuove paure da affrontare. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, si ha un’esperienza indimenticabile, volta a nuove culture e a nuove conoscenze sebbene la vita non sia uguale per tutti. Chiaramente non tutti si sentono pronti a ricominciare da zero, imparare a cucinare, aprirsi perfino a nuovi amici e trovare un nuovo amore. Spesso li ritrovi lì persi nel vuoto, a piangere e soffrire sentendosi abbandonati a se stessi.
Io personalmente mi ritengo abbastanza fortunato su questo aspetto. Ho incontrato nuovi amici e vissuto di nuove esperienze. Anche se a malincuore ho lasciato la terra che amo, il Salento: terra ricca di valori morali e culturali, la mia terra. Mi sono trasferito a Roma per motivi di studio, ho lasciato la mia famiglia per seguire un grande sogno, la voglia di entrare un giorno, a far parte del mondo cinematografico. 
Sono già trascorsi 3 anni da quando me ne sono andato via da casa e parecchie volte mi chiedo se davvero il gioco valga la candela; iscrivermi al Dams di Roma Tre non è stata la decisione migliore che io abbia fatto. Ciò perché la cinematografia, a mio avviso, è un mondo chiuso a sé, un modo dove spesso per entrare a far parte del sistema devi essere raccomandato o quasi. 
Ora non sto a spiegare il motivo per cui il mio pensiero sia questo, ma lentamente l'esperienza mi ha insegnato ad andare avanti a prescindere dalle avversità, a prescindere dalle catene istituzionali, a prescindere dalla nostalgia.

Luigi Mangia

Nessun commento:

Posta un commento