Uscito
da poco nelle sale americane, Road to
Paloma è un film che riporta alla luce l’antico conflitto culturale e
sociale tra nativi americani e yankees. Il tema è tosto ed il soggetto rimane
uno dei più interessanti degli ultimi tempi.
L’ultimo
road movie hollywoodiano (ma non troppo) porta la
firma dell’attore Jason Mamoa, ovviamente personaggio principale pellerossa del suo stesso progetto. La
storia narra della fuga del protagonista dopo aver consumato la sua vendetta ai
danni dello stupratore e assassino della madre. Il vendicatore si erige da
icona per gli indiani privi di giustizia, per i native attaccati dai bianchi pur sempre impuniti. Da qui si
accendono i motori. In compagnia di un amico trovato sulla rotta, un rocker in
piena decadenza, Mamoa punta i laghi del nord per cospargere in essi le ceneri
di sua madre. Ma il patos del viaggio, degli inseguimenti e l'adrenalina innescata dagli incidenti di percorso, sembrano perdersi non appena finisce l’ottimo
incipit del film. Le figure che ruotano intorno al protagonista appaiono
leggere, senza una sostanziale drammaticità: vi è da chiedersi, ad esempio,
cosa sarebbe cambiato nel lungometraggio se il centauro indiano non avesse mai
incontrato il compagno di viaggio. Cosa rappresenta il chitarrista? Una resurrezione yankee? E la bella Sandy? Un'avventura da dimenticare o un amore perso nel cammino? Un lungometraggio che si spegne sul più bello, ma pur sempre un
buon film dal finale tanto forte quanto ingiusto. Gli attori non impressionano per maestria, ma chiaramente un
paragone con Easy rider (Fonda, Nicholson, Hopper!), capolavoro indiscusso del genere, sarebbe sciocco ed
inopportuno.
Un
film, tuttavia, da vedere per lasciarsi trasportare dal fascino delle due ruote.
Chiaro, senza ambizioni particolari.
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