domenica 19 gennaio 2014

Caruso è morto

Caruso è morto. Oggi. A Bologna.



Il 19 gennaio del 2014, alle 14 e 45, Caruso è morto per mano di poche migliaia di persone. Immeritati consanguinei di un cantautore, un Cantautore, che non meritava una platea del genere, una platea fin troppo falsinea. Una platea tanto lontana, troppo lontana, dalla dotta Piazza Grande. Una platea tanto lontana da Sorrento, dal Vesuvio dormiente, quanto vicina ai molesti drammi della terra.
Il 19 gennaio del 2014, alle 14 e 45, muore attraversando 120 metri di prato verde, colui che ha inghiottito l’intero oceano per tre generazioni. Muore solo. Accoltellato alle spalle.
Il 19 gennaio del 2014, alle 14 e 45, muore qualcuno che ce vuleva bene assaje. Lo sanno Anna e Marco. Lo sa anche il cucciolo Alfredo. Lo sanno quasi tutti, tutti quelli che domani, a Bologna, si scaglieranno contro il pattume vomitato da poche migliaia di persone. Lo sanno i pesci, che sono muti. Lo sanno gli ultrà, che non lo sono.
Il 19 gennaio del 2014, alle 14 e 45, è morto Caruso. E con lui, ahimé, è morto Lucio Dalla, di nuovo. E un po', giusto un po', è morta anche la Bologna perbene.
Potenza del calcio, dove ogni dramma non è un falso. Dove senza trucco e senza la mimica puoi diventare un altro. Un becero, un lupo, un Bruto.


Napoli sembra una città, ma è una nazione [...] 
Io non posso fare a meno, 
almeno due o tre volte al giorno, 
di sognare di essere a Napoli. 
Sono dodici anni che studio tre ore alla settimana il napoletano, 
perché se ci fosse una puntura da fare intramuscolo, 
con dentro il napoletano, tutto il napoletano, 
che costasse 200.000 euro io me la farei, 
per poter parlare e ragionare come ragionano loro da millenni
Lucio Dalla

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