lunedì 9 dicembre 2013

The Highest Cost di Matteo Brunetta

L’esplosione produttiva del mondo documentaristico non può che essere manna dal cielo per un cinema che mestamente abbandona l’elite delle passioni umane. Chiaro, l’ampia scelta che ne consegue non è sinonimo di una qualità assoluta di un settore audiovisivo che resta oggettivamente uno dei più affascinanti e cinematograficamente carnali. Resta il fatto che in giro c’è davvero da divertirsi con documentari sani ed intelligenti, documentari che sfidano la dura (ed arrogante) legge del mercato e della distribuzione grazie agli svariati festival e i circuiti annessi. 
The Highest Cost è un documentario intelligente, sano. È un progetto ideato da Matteo Brunetta che, con determinazione e puro sacrificio, ha portato avanti una ricerca raffinata ed avvincente, una ricerca americana, nello specifico newyorkese. Sì, perché il giovane italiano mostra al suo pubblico un’altra faccia di New York, dell’America e della sciagura delle Twin Tower. Niente di sterile, niente di visto e rivisto. Ad essere sinceri non vi è nemmeno una panoramica su Ground Zero. 
Brunetta ci parla di John e Jeff, due soccorritori che, come tanti, stanno portando sulla pelle ancora oggi, dopo dodici anni, la cicatrice indelebile di quel terribile 11 settembre. Durante la loro eroica fatica di First Responders, i due hanno contratto il cancro a causa dell’accertata presenza di sostanze tossiche nelle macerie del World Trade Center. La chiave di volta del documentario è che questi due uomini, così come molti altri coraggiosi soccorritori, stanno continuando a lottare contro il proprio male senza l’appoggio di chi dovrebbe sostenerli con ogni mezzo, senza l’aiuto del governo americano che, intrappolato negli ingranaggi della burocrazia, resta tutt’oggi incapace di concedere un piano sanitario adeguato per chi ha realmente dato la vita per la patria, per la propria gente. 
The Highest Cost non mira al dramma, alla lacrima, alla sofferenza. The Highest Cost mira al fatto con criterio e perspicacia. Quella che alla fine dei 23 minuti lascia riflettere il pubblico e pone i giusti interrogativi. Un documentario da vedere, da capire. Un occhio straniero su un paradosso a stelle e strisce. 





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