I pinguini sono mammiferi simpatici, esplosivi. Animali
volati all’attenzione del grande pubblico già nel 2005 con La marcia dei pinguini di Luc Jaquet ed il cartone animato Heppy Feat di George Miller, seguiti
poi, nell’anno successivo, da Madagascar del
duo Darnell-McGrath.
Ne I pinguini di Mr.
Popper di Mark Waters, essi svolgono un ruolo insolito che varca i
confini stessi della commedia natalizia (sebbene il film sia uscito ad
agosto!): quello di collante familiare. Mr. Popper, infatti, è un uomo
cresciuto in perenne assenza di un padre a cui egli donava l’amore viscerale di
bambino curioso. Un padre che, a causa del suo lontano lavoro, lo abbandonò
ancor prima dell’adolescenza. Mr. Popper cresce, diviene sì un leader nel suo
ambito lavorativo, ma perde anno dopo anno tutti i pezzi della sua famiglia
riducendosi ad essere un professionista mestamente solo. Ma ecco che
improvvisamente qualcosa cambia: direttamente dal Polo gli giunge l’ultimo
regalo che il suo vecchio gli aveva promesso via radio. Da un cubo di legno
parte la rivincita del Signor Popper che, dopo gli ovvi problemi iniziali,
mette da parte la sua ambizione lavorativa per accudire gli eccentrici volatili
bianconeri. Indirettamente (e prevedibilmente) l’uomo ritrova se stesso. La risoluzione
della storia, infine, è super scontata dato che il lungometraggio si presenta
senza mezzi termini come una commedia per genitori e figli, per famiglie unite.
Il soggetto in sé racchiude molti aspetti interessanti, dai
legami empatici ed ematici di ogni mammifero di questa terra, alla ricerca di
una felicità tanto vicina quanto “lontana”. Tuttavia, l’intero film non propone
uno spettacolo elettrizzante come lo si potrebbe immaginare dalla scelta del
protagonista Jim Carrey, il quale resta in questa commedia lontano dai canoni bizzarri
a cui ha abituato i suoi estimatori. Non è il Carrey di The Mask, di Yes Man, di Io, me e Irene: questo è palese! La sua
energia si perde nei meandri di una vicenda insipida che non affonda mai nel
cuore degli spettatori.
Piccola parentesi: è divertente vedere sullo schermo una
simpatica Angela Lansbury, la signora in giallo che negli anni ’80 ha sbancato
nelle televisioni di tutto il mondo dopo aver calcato set hollywoodiani di
indubbia importanza.
Dal canto suo, il regista Mark Waters svolge un buon lavoro
d’interni se si vuole considerare il genere su cui ha impresso tutta la sua
carriera. Divertenti e surreali le scene girate nel Guggenheim di New York.
Certo, nulla di eccezionale se analizziamo l’intera pellicola. Anzi…
I pinguini di Mr.
Popper è una commedia da vedere in salotto con figli e nipoti accanto,
possibilmente iperattivi. Senza gli schiamazzi dei bambini si rischierebbe
davvero di assopirsi.

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