martedì 1 dicembre 2015

Luca De Filippo: il saluto di un artigiano.

In un sistema in cui lo show business ha disintegrato lo spettacolo, in cui il folklore è usurato dalla moda, in cui il cerchio della manovalanza artistica è un puro susseguirsi di connessioni familiari o pornografiche, Luca De Filippo rappresenta l’altra faccia della medaglia. 
Il figlio di Eduardo era uno di quegli artisti schiacciati dal proprio sangue. Uno di quelli a cui il marchio è sempre stato impresso dall’alto. Non come Tognazzi, non come De Sica, sia chiaro. Luca De Filippo, avviato al gran teatro come Luca della Porta, era un grande artigiano del palcoscenico. Una maschera che, purtroppo per lui, non ha retto ad una comparazione spietata, irriverente. Un paragone con il padre maestro che, a prescindere, non andrebbe fatto con nessuno degli artisti di questo mondo. Luca era un attore per bene, un attore silenzioso. Un attore che, comunque, sentiva nelle viscere il filo che lo legava ad Eduardo. 


Luca De Filippo va applaudito, oggi, per onestà artistica ed intellettuale. Va applaudito perché appartiene di diritto, e non per discendenza, a quella tradizione napoletana che, da ieri, conta una perla in meno. Una tradizione che perde sì un figlio in locandina, ma che infinitamente sottolinea un No! Nun me piace! di fronte all’ondata di volgari etichette che attanagliano la città di Partenope.

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